Moavero, il “garante” europeista

Il rapporto del nuovo esecutivo giallo-verde con l’Europa ha segnato l’ostacolo principale per la formazione del Governo. Il compromesso delle ultime ore vede in campo due “professori” uno dei quali, Moavero, può considerarsi tra i più stretti collaboratori di quel Mario Monti che sia i grillini che i leghisti non anno mai amato.

L’accordo prevede ora che l’economista Paolo Savona, sul quale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella aveva posto il veto come ministro del Mef (perché fautore di un piano  per l’uscita dall’Euro, una sorta di “Gladio” monetaria) guiderà il ministero delle Politiche comunitarie nentre un europeista conosciuto ed apprezzato a Bruxelles come Enzo Moavero Milanesi  ricoprirà il ruolo di responsabile della Farnesina che tra le sue direzioni ne conta una ad hoc proprio sui rapporti con l’Europa.

Moavero ha alle spalle una lunga e variegata carriera tutta incentrata sulle tematiche europee: professore alla Luiss di diritto comunitario, economista a Palazzo Chigi, giudice di prima istanza alla Corte di Giustizia di Lussemburgo, capo di gabinetto di Mario Monti commissario Ue, poi ministro delle Politiche comunitarie di Monti e di Letta prima che Renzi decidesse di riprendersi le deleghe (“per battere di persona i pugni sul tavolo di Bruxelles”) lasciando Sandro Gozi nel ruolo di sottosegretario.

Bisognerà attendere ora, dopo il giuramento dei ministri, l’attribuzione precisa delle deleghe a Savona per capire se il suo raggio d’azione potrà andare oltre i temi relativi allo stretto recepimento delle direttive Ue nell’ordinamento italiano e il Consiglio Ue competitività.

C’è sicuramente da attendersi qualche scintilla tra i due “professori”. Qualcosa di simile a quello che avvenne nel 2001 tra l’europeista Renato Ruggiero (che si dimise proprio contro le dichiarazioni anti Euro di Umberto Bossi) e il ministro delle Politiche comunitarie dell’Udc Rocco Buttiglione (su posizioni molto meno ortodosse rispetto alle posizioni europeiste).