Nuove nomine ai Servizi: lo strappo del governo Conte

Ai vecchi tempi, quando i Servizi esistevano ancora in tutto il dispiegarsi dei Veri Poteri dello Stato, che anch’esso ancora esisteva, le cose andavano così: i Servizi “collegati” (Israele, Usa, Gran Bretagna, La Spagna per l’America Latina, perfino qualche “tipo strano”) indicavano i loro amici, quelli che avrebbero preferito alla Direzione dei Servizi.

Era una raccomandazione in piena regola, ma andava bene così. Coloro che operavano in Italia, fra alleati e amici, segnalavano il loro preferito.

Le indicazioni arrivavano “magicamente” allo studio privato di Francesco Cossiga, venivano passate ai migliori amici del Presidente, molti dei quali ancora in pienissima attività. Tra Laici e “Togati”, i militari.

E questo era il secondo passaggio. Poi, una terna per ogni carica, da inviare al Presidente del Consiglio anch’esso in carica. Che sceglieva, con qualche consiglio ulteriore di Cossiga al Capo del Governo, spesso, come oggi, digiuno di Servizi come una vergine cuccia di pariniana memoria.

Oggi, con la nuova Legge del 3 agosto 2007, c’è il CISR, Comitato di Controllo per la Sicurezza della Repubblica, presieduto, come è ovvio, dal Presidente della Repubblica. Il governo, però, ha scelta piena e quasi autonoma, tranne strafalcioni che pure ci sono stati. Salvo poi recepire consigli in ambito CISR. Che, però, finiscono lì. I Servizi “collegati”, dopo, parlano con le loro opere.

I governi della Seconda Repubblica si distinguono però dagli altri per una cecità, in politica estera, colossale.

L’obiettivo è la migrazione dall’Africa, e tutti puntano lì, senza vedere le connessioni tra questa e, per esempio, la lotta per l’egemonia tra Africa, Usa, Cina in Africa, con il rapido futuro arrivo della Russia.

Oppure l’Unione Europea, e allora tutti fissati lì, come cani da caccia, senza peraltro nemmeno uno straccio di intuizione di come si stia modificando la guerra economica e finanziaria infra-europea.

Per non parlare degli agenti di influenza, che qui latitano, ma non certo quelli degli avversari-alleati.

Ma torniamo ora alle nuove Nomine alla Direzione dei Servizi.

Al DIS va Gennaro Vecchione, generale della Guardia di Finanza.

Già direttore della Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia, ha avuto una lunga carriera tra le Fiamme Gialle.  Prima era stato Comandante del Comando Unità Speciali della GdF di Roma, poi direttore e coordinatore dell’attività operativa svolta dai Reparti Speciali (N.S. Anticorruzione, N.S. Commissioni Parlamentari di Inchiesta, Nucleo Speciale Privacy, N.S. Frodi Tecnologiche, Nucleo Speciale per l’Energia e il Sistema Idrico, N.S. Tutela Proprietà Intellettuale, Nucleo Antitrust e N.S. per la Radiodiffusione e l’Editoria).

Prima ancora, Vecchione era stato comandante del nuovamente istituito Comado Tutela Economia e Finanza della GdF.

Dal 2011 al settembre 2013, ha comandato la Legione Allievi della Guardia di Finanza di Bari. Dal 2008 al 2011, Comandante del N.S. per la repressione alle frodi contro la U.E., e prima ancora comandante della G.d.F.  a Treviso.

Ha conseguito un Master alla “Bocconi” nel 2006, una altra laurea in Scienze Politiche a Trieste nel 2004, una laurea precedente a Tor Vergata sulla “Sicurezza Economica”, una in Legge, prima di tutte le altre, alla Statale di Milano.

Cosa si dice di lui: un ottimo comandante, amato da molti dei suoi uomini, ha avuto esperienze di “intelligence economica e finanziaria” di notevole livello, anche sul piano internazionale, ed è stato questo che deve aver sedotto i nostri politicanti, che hanno scoperto l’intelligence economica da poco. Senza pensare che le operazioni dei Servizi sul piano economico hanno bisogno di infinite note e informazioni di tipo politico, personale, tecnico, diplomatico. L’intelligence è una, ma il suo ottuplice sentiero è sempre attivo.

Comunque, la scelta del Gen. Vecchione è di alto profilo, qualunque provincialismo la abbia portata alla ribalta.

Vice-Direttore del DIS diviene Enrico Savio. Capo di Gabinetto del direttore del DIS, da De Gennaro, l’uomo che ha fatto carriera con le registrazioni complete delle confessioni di Tommaso Buscetta, ma poi Savio ha seguito con lo stesso incarico l’Amb. Giampiero Massolo, e poi è rimasto Capo di Gabinetto con il Prefetto Alessandro Pansa.

Una linea di continuità che lo certifica come “memoria storica” del DIS, uomo della continuità e affidabile supporto dei Servizi “collegati”; e di quel poco che rimane di “Stato Profondo” italiano.

Serio, colto, un po’ carrierista, ma talvolta simpatico e pieno di aneddoti come il miglior Benedetto Croce.

Il Generale Carta, ora Direttore dell’AISE, è uomo legatissimo alla Presidenza della Repubblica attuale, che lo ha voluto contro le proposte, invero un po’ rapsodiche e spesso improbabili, dei ministri dell’Interno e del Lavoro.

Pervenuto talvolta perfino il Presidente del Consiglio Conte, ma spesso è risultato incapace di argomentare le simpatie nell’intelligence che poi gli venivano attribuite.

Carta ha comandato i Reparti Speciali della GdF, ed ebbe uno scontro epico quando Matteo Renzi, analfabeta di Servizi come pochi, quasi meglio quelli attuali, gli preferì il gen. Toschi.

Carta, giovane (è nato nel 1957) ha fatto la classica “Scuola di Polizia Tributaria”, ha frequentato il CASD, Centro Alti Studi per la Difesa, come generale di Divisione ha comandato la Regione Emilia Romagna e il  Comando Tutela Economia, poi, quasi in parallelo con il Capo attuale del DIS, ha comandato i Reparti di Istruzione del Corpo, Renzi favente, che di problemi familiari e di appetiti di “Paese”, nel senso proprio del termine,  ne ha avuti tanti, e aveva necessità di togliersi dai piedi i finanzieri più “cattivi”.

Laurea in giurisprudenza a Cagliari, ha comandato i nuclei di Catanzaro (caso rognosissimo) e Genova (non meno rognoso, con quel porto strano che si ritrova) poi capo ufficio operazioni della Tributaria a Milano, dal 1993 al 1995, anni caldissimi per l’operazione di qualche altro Servizio denominata da noi “Mani Pulite”, dal 1995 al 2002 Capo ufficio stampa della Guardia di Finanza, poi comandante della Guardia di Finanza di Livorno fino al 2005, iniziando nella città dei Quattro Mori  nel 2002.

Dal 2009 al 2011 Carta è stato poi Comandante del Nucleo di Tutela dell’economia di Roma, altro ruolo parallelo a quello dell’attuale Capo del DIS.

Poi l’AISE, dove si è mosso benissimo. Per quel poco che l’ho conosciuto, Carta è una figura gradevole, signorile, colta e tranquilla. Efficacissimo al comando e lucido, e molto amato dai suoi uomini, che spesso, in ambito AISE, ha condotto in aree specificamente “operative” ma con notevole cultura di Servizio. Mi è piaciuto spesso.

Per Mario Parente, capo riconfermato dell’AISI, niente da aggiungere. Carabiniere della razza indimenticabile di Mario Mori, è entrato nei ROS dell’Arma nel 1991, dove diviene vicecomandante nel 2002.

Comanderà il ROS nel luglio 2012. Uomo simpatico e espertissimo. Rara capacità di comando, unita ad una esperienza del nesso tra politica e malaffare incomparabile. Ecco perché lo rinominano alla Direzione.

Errori di questa tornata di nomine: due finanzieri di pari livello, e di diverso carattere. Messi alla direzione di un AISE che conserva i suoi secrets of the trade che non ha concesso, nemmeno ai tempi di Massolo, al DIS. Combatteranno per rimanere in sella e per tornare al Corpo nel modo più smagliante possibile, bruciandosi la carriera l’un l’altro.

Stupidaggini da politici dilettanti. E i Carabinieri, che possono sperare in Parente solo per poco tempo? Non faranno guerra aperta, nei Servizi dove hanno potere, contro le altre FF.AA.?

Si lo so, è una forma di provincialismo, ma la realtà funziona così. E gli equilibri vanno salvati, un Corpo offeso è un Corpo nemico.

di Pierfrancesco Godio II