Macron, un “super Trump” europeo

Prima interferenze sulla Libia, poi la decisione di nazionalizzare i cantieri STX di Saint-Nazaire bloccando l’acquisizione del pacchetto di maggioranza di Fincantieri.

Tutte decisioni di quello stesso presidente francese, Emmanuel Macron che solo pochi mesi fa raccoglieva tanto entusiasmo dentro la sinistra italiana tanto da dipingerlo come grande europeista e quasi un nuovo “Renzi francese”. Un entusiasmo esagerato? Giriamo la domanda all’ambasciatore Antonio Badini, già consigliere diplomatico dell’ex presidente del Consiglio, Bettino Craxi e ora docente della Luiss e autore di alcuni libri sulla globalizzazione, l’ultimo è: “Disordine mondiale. Putin, Trump e i nuovi equilibri del potere” edito da Luiss.

Dunque, ambasciatore Badini, tutto quell’ottimismo che si respirava all’indomani dell’elezioni di Macron non era poi così giustificato?

Infatti, è sempre rischioso giudicare sulle parole senza attendere i fatti. Macron era uscito dal Governo socialista di Vails come ministro dell’Economia ed aveva impostato la sua candidatura alle presidenziali alla guida di “En marche”, che definirei un Movimento più che un partito, con un programma che prendeva pezzi della destra e della sinistra. Una sorta di “terza via” alla Blair ma senza individuare un programma organico che preannunciasse concrete iniziative su come conciliare il suo globalismo, e in particolare il suo europeismo, con la tradizionale intrusione dello stato nell’economia, come era invece riuscito a fare Tony Blair, almeno per un certo periodo.

Scarsa visione politica ma legami molto stretti con i poteri forti?

 Macron è uscito da un partito dove era considerato come un tecnico, da ministro dell’Economia,  per creare un partito ex novo. E’ più che legittimo pensare che grandi gruppi economici e finanziari lo abbiano sostenuto nella sua campagna elettorale  che in un grande Paese come la Francia necessita di notevoli risorse finanziarie. Tanto più che Macron vedeva come suo concorrente diretto quel Fillon che aveva indicato chiaramente l’obiettivo di avvicinamento alla Federazione russa di Putin (tutti ricordano le sue dichiarazioni a che relativizzavano le responsabilità di Putin sia per l’annessione della Crimea sia il sostegno piuttosto discreto e indiretto alle popolazioni russofone del Donbass in Ucraina).

Ma non c’è anche il tentativo di recuperare quell’elettorato di destra della Le Pen che muove la pancia più profonda della Francia sui temi del sovranismo economico e della lotta all’immigrazione illegale?

E’ possibile, ma cio’ fa parte di una certa impulsività e dell’ ansia di accelerare i tempi di un suo marchio sulla politica francese, con i sindacati che bussano alle porte dell’Eliseo.Certo, Macron ha perso qualche battuta rispetto alla Le Pen ma è il caso di dire che nella circostanza dell’operazione Fincantieri il rimedio è peggiore del male perché nazionalizzare “fuori tempo massimo” è un passo falso, diciamo ingenuo. Se facesse bene il suo lavoro, la Commissione di Bruxelles avrebbe già dovuto emanare un monito al Governo francese di astenersi da atti sovrani prima di dimostrare eventuali indebite pressione subite dalla dirigenza dei cantieri STX o possibili aiuti finanziari del governo italiano alla Fincantieri In siffatte situazioni, un Presidente della Repubblica non dovrebbe comunque esporsi.

In fine dei conti ce la siamo presi con Trump per “America First” quando avevamo un SuperTrump proprio qui in Europa?

Trump vuole un sistema che renda di nuovo grande l’America, vuole difendere gli interessi americani perché, a fronte di una grande responsabilità internazionale sul piano politico, quegli interessi economici vengono spesso messi in secondo piano. Si tratta di un tentativo non nuovo portato avanti anche da presidenti democratici come Kennedy e soprattutto Nixon e Bush-figlio. Ma Macron rischia di fare di più, entrando a gamba tesa su operazioni di libero mercato ridando fiato all’intervento dello Stato in economia. Quindi sì, potremmo aver di fronte un Super Trump europeo.

La visita del Ministro Le Maire a Roma è un’ imprudenza

Forse Bruxelles non dice niente quasi a voler confermare il vecchio assioma di Mitterand per cui “La France è l’Europe”?

 La Commissione si è mossa con troppa prudenza avanzando solo l’intenzione di verificare se sono prevedibili aiuti di Stato ma avere esercitato una prelazione su un accordo già raggiunto è già di per sé una violazione dei Trattati Ue, non c’è bisogno che si attendino le conclusioni di inchieste sulla concessione di aiuti di Stato. Ci sono già state perdite nella quotazione di Borsa della Fincantieri a dimostrare che il danno è in corso e che occorra una rapida decisione della Commissione. La violazione è in atto e il Governo italiano dovrebbe inviare un monito alla commissione sulla irritualità commessa dal Governo francese che potrebbe costituire un precedente devastante. Purtroppo la Commissione appare senza guida. Lo stesso presidente Juncker affermò tempo fa che l’Europa viveva una sua crisi esistenziale. In realtà l’Esecutivo di Bruxelles ha stordito e del tutto incapace di sanzionare Paesi importanti. Merkel domina la Commissione e a Macron viene riservato un trattamento privilegiato che certamente non sarebbe stato concesso al nostro Paese. Tutto ciò alimenta la disaffezione verso l’Ue e la Commissione. Torna di attualità il problema di rifondare la Ue e togliere alla Commissione competenze che possono essere meglio esercitate dagli Stati membri in ossequio al principio di sussidiarietà.

E l’Italia? Come avrebbe dovuto reagire sulla vicenda Fincantieri?

Lo ha detto il Ministro Calenda che l’Italia non cederà di un millimetro. L’Italia deve essere coerente: non si può toccare quell’accordo sui cantieri di Saint Nazaire. C’è da sperare che il Governo inviti urgentemente la Commissione ad agire e affermi la non negoziabilità dell’intesa raggiunta a livello di intesa. La visita del Ministro Le Maire su queste basi è essa stessa un’imprudenza che potrebbe disorientare i mercati finanziari e causare perdite alla Fincantieri di cui il Governo francese dovrebbe rispondere; con i tedeschi una decisione simile i francesi non l’avrebbero mai presa.