Libia: nuovo sgambetto di Macron all’Italia

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Emmanuel Macron, dopo aver ereditato una geopolitica africana e mediorientale rapsodica, banale e propagandistica, come quella del suo inetto predecessore, sta pensando a un progetto unitario per l’Africa, che si sta già sperimentando in Libia.

Parigi, nella nostra vecchia colonia, oggi ha idee in continuità ma anche in rottura con quelle che portarono all’operazione anti-gheddafiana di Nicholas Sarkozy.

Nessuno ha ancora analizzato fino in fondo quella particolare ratio del presidente Sarkozy, quella curvatura strana della mente che lo portò alla decisione di attaccare la Tripolitania armando i jihadisti della Cirenaica; dopo aver creato il casus belli presso le prigioni di Bengasi con  una fantomatica “Lega dei Diritti dell’Uomo” libica, ma con sede a Parigi.

Le armi inviate dagli operativi della DGSE, il servizio esterno francese, ai militanti dell’Est libico erano evolute e in dotazione solo ai corpi speciali.

E arrivavano tramite i sottomarini N da Tolone, fin quasi davanti agli scogli dell’antica Cirene, fondata dai coloni greci di Santorini che furono obbligati dall’Oracolo di Delfi a fondare una città proprio in Libia.

Per wikileaks, Sarkozy voleva una vittoria in Libia per aumentare le sue possibilità di riconferma elettorale e per rafforzare il prestigio francese in un’area che certamente Parigi non può perdere, la Françafrique, e per far fuori facilmente l’Italia, con la sua ingombrante ENI e gli accordi speciali di Roma con un colonnello della Sirte che era arrivato al potere a Tripoli perché il Sismi lo aveva prescelto, durante una riunione a Abano Terme.

E si aggiunga che il presidente neogollista di allora doveva rinverdire il suo progetto di Union pour la Méditerranée.

L’idea della UpM era stata elaborata da Sarkozy per sostituire il fallimentare progetto Euromed, ma UpM, elaborata sul calco della Unione Europea, doveva soprattutto bloccare l’entrata della Turchia nella UE.

La Merkel, naturalmente, non  vuole l’UpM, Juncker ritiene ancora primario il Processo di Barcellona+, ma tutto finisce con il blocco UpM al processo di pace israelo-palestinese da parte del governo spagnolo, il 21 novembre 2008.

Ecco il punto: Macron vuole la Libia, la vuole integrare nella sua Françafrique, non vuole gli italiani tra le scatole e, soprattutto, vuole utilizzare la pax francese tra Tripoli e Tobruk per dimostrare il suo ruolo primario in tutta l’Africa ed egemonizzare la penetrazione economica di Parigi nel Continente Nero.

L’Africa che parla francese vale, lo ricordiamo,  402 milioni di persone, un terzo dell’intera popolazione africana.

Inoltre, Parigi ha investito 70 miliardi di Usd (dati del 2015) in tutto il continente nero ed è il secondo investitore globale in Africa, ma certo non può raggiungere la Cina, che investe nel Continente africano 178 miliardi di Usd.

Insomma, le operazioni di Macron in Libia non si ridurranno certo alla sceneggiata della “caduta del dittatore” per poi far entrare in gioco Londra e Washington; la geopolitica del nuovo uomo dell’Eliseo va oggi in tre direzioni.

In primo luogo, la partecipazione all’operazione europea EUNAVFOR SOPHIA, quell’accordo, con base a Roma, per ricercare ed eliminare le reti del traffico di esseri umani nel Mediterraneo.

Finora questo programma non è riuscito nei suoi intenti, ma la Francia è molto attenta anche al tracciamento delle reti di contrabbando delle armi in tutto il Mare Nostrum. Anche con proprie reti informative autonome.

Poi, Emmanuel Macron vuole una raccolta di dati operativi su tutti i gruppi jihadisti e, infine, tende da sempre, diversamente alla retorica inetta di molti alleati della Francia, a riconciliare Tripoli e Tobruk, Al Serraj e l’”Operazione Dignità” di Khalifa Haftar.

Il Service Action della DGSE sostiene copertamente Haftar da tempo, l’aviazione francese ha bombardato Mokhtar Belmokhtar, il capo di Al Murabitun, il gruppo fondato nel 2013 sotto l’egida di Al Qaeda  e operante in tutta l’Africa occidentale.

Con l’accordo dei “nostri amici europei”, dicono i decisori dell’Eliseo macroniano, la Francia vuole ricostruire un esercito unitario e credibile per tutta la Libia e chiudere, da sud e con l’Operazione Barkhane insieme a Mali, Burkhina Faso Chad, Mauritania  e Niger l’area jihadista a sud della Libia.

Il che garantisce la stabilità del Paese e la sua integrazione futura proprio nella Françafrique.

Macron ha poi dichiarato, alla TV Sputnik, che l’intervento francese in Libia del 2011 è stato un errore.

Pensate qui cosa sarebbe successo oggi negli Usa se un Presidente in carica avesse dichiarato una cosa del genere ad una emittente notoriamente legata al Cremlino.

Intelligenza con il nemico? No, l’intelligenza, unica e sola, del nemico.

Il futuro della Libia progettato da Macron?

Mediazione rapida tra Al Serraj e Haftar, ma con il cuore verso il generale di Tobruk che è l’unico a non essere bollato, nei circoli strategici parigini, di “servo degli Usa”, malgrado i suoi trascorsi, da esule, sul Potomac.

Poi, per i tre milioni di libici, dai sei in tempo di pace, che sono rimasti nel loro Paese, ci sarà con ogni probabilità  il sostegno di Macron alla decisione dell’”Alto Consiglio delle Tribù e delle Città Libiche” a favore di una Libia unita sotto la guida di Saif al Islam El Gheddafi.

E così Parigi avrà sostituito Roma, cambiando il padre con il figlio.

Poi, Macron punterà al rafforzamento dei legami storici tra Algeria e Francia e, parallelamente, con il suo avversario regionale storico, il Marocco.

Ecco, con Emmanuel Macron si perfezionerà quella “politica di sostituzione” che ha portato l’Italia ad essere de facto fuori dalla Libia; e niente vieta che Roma verrà ridimensionata anche nei suoi storici rapporti con Rabat e Algeri.

L’analisi di Marco Giaconi, Analista strategico e docente IASSP, Istituto Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership di Milano, per MappeMondo – Blog di Gerardo Pelosi