GLOBAL COMPACT FOR MIGRATION: LA SEDIA VUOTA ITALIANA A 70 ANNI DALLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI

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Se su commercio, clima e crisi libica il Governo italiano presieduto da Giuseppe Conte è  sembrato in  sintonia con le posizioni multilaterali delle Nazioni Unite, sul Global Compact for Migration (GCM) la linea Salvini ha prodotto una “sedia vuota” dell’Italia a Marrakesh che, di fatto, ha posto il nostro Paese a fianco di Paesi come Austria, Slovenia e Svizzera così come Ungheria, Polonia e Cechia. Un’assenza giustificata dal Governo con la necessità di sottoporre il testo all’esame del Parlamento ma che stride contro principi ribaditi anche ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel giorno in cui si ricorda la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo firmata alle Nazioni Unite 70 anni fa.

I 23 punti del GCM sono stati approvati lunedì 10 dicembre a Marrakesh per acclamazione da 164 Paesi (assente eccellente oltre ai citati europei anche l’America di Trump). Per la prima volta si afferma a livello internazionale il principio di responsabilità condivisa nella gestione delle migrazioni, ossia proprio quanto l’Italia sta chiedendo da tempo all’Unione Europea. Condividere le responsabilità e i relativi oneri è infatti il punto di partenza per qualsiasi risposta efficace ad un fenomeno che per sua natura è globale e strutturale. Il GCM riafferma inoltre l’esigenza di un partenariato tra Paesi di origine, transito e destinazione. Un partenariato che può porre le basi per una cooperazione più efficace per contrastare alla radice le cause profonde delle migrazioni, assicurando condizioni di vita dignitose innanzitutto nei Paesi di origine. Ma il GCM è soprattutto una piattaforma di cooperazione non vincolante dal punto di vista giuridico: non si accetta alcun obbligo di diritto internazionale e non si assume alcun impegno giuridico ad apportare modifiche al proprio ordinamento o alle proprie politiche nazionali.

Nell’aderire al Global Compact si mantiene infatti impregiudicato il diritto sovrano di “determinare la propria politica migratoria, di stabilire condizioni per l’ingresso di cittadini stranieri nel proprio territorio e di controllare le proprie frontiere”, nel rispetto del diritto internazionale esistente. Viene inoltre preservato il diritto di distinguere tra migranti regolari e irregolari nella concessione e nell’erogazione di servizi di carattere sociale e previdenziale. Il GCM, al contrario di quanto affermato piùà volte dal vicepremier Salvini, non istituisce nuove categorie di protezione né crea nuovi diritti umani. Infine, il GCM sottolinea l’obbligo degli Stati di provenienza dei flussi migratori, già previsto dal diritto internazionale, di riammettere i propri cittadini che risiedono irregolarmente in un altro Paese come l’Italia sollecita.

Le stesse dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres confermano questa interpretazione del Global compact. “Non stiamo creando un nuovo diritto di migrare – ha detto Guterres –  non c’è alcun diritto per ognuno di andare dove vuole ma una migliore cooperazione internazionale per creare le condizioni di maggiori opportunità di migrazione legale tenendo conto delle necessità dei mercati, le tendenze demografiche e le situazioni dei diversi Paesi del mondo”. Principi che, secondo Guterres, aiuteranno la lotta contro il traffico di esseri umani che alimentano oggi molti crimini. Il segretario generale dell’Onu ha anche rilevato che “la maggior parte della migrazione non avviene dal Sud al “Nord globale” ma tra Stati nel Sud.  Quanto alle obiezioni di molti Paesi come l’Italia Guterres ha ricordato che il GCM “rispetterà pienamente la sovranità dei singoli Stati e, leggendolo attentamente,  i Paesi saranno in grado di capire che non ci sono ragioni per essere preoccupati sul Global Compact e spero che nel futuro si aggiungeranno per il beneficio delle loro società e del mondo intero”. Per Guterres si tratta di un “percorso per prevenire la sofferenza e il caos” a beneficio di tutti anche perchè oltre 60.000 migranti sono morti dal 2000 mentre cercavano di lasciare i loro Paesi, una catastrofe che è “una fonte di vergogna collettiva”.

La decisione del Governo Conte di sottoporre il GCM al giudizio del Parlamento potrebbe inoltre rivelarsi un pericoloso boomerang con la creazione di maggioranze a geometrie variabili come avvenuto in Belgio dove i ministri della destra fiamminga si sono dimessi contro la decisione del premier Charles Michel di partecipare al summit di Marrakesh sulla scorta proprio di un voto parlamentare.

I pentastellati, ad esempio, non sembrano condividere le ragioni di Salvini. Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta ha chiarito bene la posizione dei Cinque stelle: “Le migrazioni – ha detto il ministro- sono sempre esistite, la storia italiana è fatta di migrazioni. Per anni non è stato governato il fenomeno e oggi occorre capire le reali cause delle migrazioni, intervenendo a livello internazionale. Se una madre e un padre mettono il proprio figlio su un barcone sapendo che potrà morire non lo fanno perché pensano di andare n crociera, ma perché cercano una vita migliore. Nessuno vuole lasciare il suo Paese, nessuno vuole lasciare la sua cultura, la gente oggi oggi fugge da guerre e carestie e la comunità internazionale deve essere in grado di agire affinché chi fugge possa un giorno vivere serenamente nel proprio Paese”.

Contraddizioni evidenziate dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha scritto su Facebook: “E’ una vergogna indelebile: il posto dell’Italia vuoto alla conferenza internazionale delle Nazioni Unite a Marrakesh, in Marocco, che ha adottato il patto sulle migrazioni di fronte ai leader di circa 150 Paesi. Noi siamo in compagnia di Trump, di Orban e del gruppo delle democrazie illiberali dell’Est europeo. Speriamo che il Parlamento rimedi. Ma la vergogna resta e brucia il giorno della celebrazione della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Cosa deve ancora accadere perché tutti i democratici si facciano sentire e i Cinquestelle che non vogliono essere gregari di Salvini lascino il governo? E i raffinati commentatori politici e gli intellettuali di rango continueranno a parlare di una Lega moderata? E gli imprenditori continueranno a dirsi soddisfatti delle convocazioni al Viminale?”. Per Rossi, “l’indifferenza uccide la democrazia e prepara l’autoritarismo”.