Movimenti Farnesina: Fanara a Tunisi, strada in salita per la Zappia all’Onu

Alla fine, sia pure con un po’, di ritardo il tanto atteso movimento diplomatico pre-ferie è passato. Non senza polemiche e con il contorno di qualche mal di pancia per gli esclusi dall’assegnazione di prestigiose e ben remunerate sedi all’estero. Lunedì scorso (a differenza dei quanto avvenne una decina di giorni fa) al Consiglio dei ministri era presente il responsabile della Farnesina, Angelino Alfano che ha presentato la lista dei movimenti, quella che, secondo alcune indiscrezioni, una decina di giorni fa e in assenza dello stesso Alfano, sarebbe stata bloccata all’ultimo momento dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi.

Una posizione giustificata, secondo le stesse indiscrezioni, dalla presenza nella lista di Lorenzo Fanara, attuale vicecapo di gabinetto di Alfano ma soprattutto originario di Agrigento e compagno qualche anno fa di liceo dello stesso ministro. Fanara andrà ora a Tunisi al posto di Raimondo De Cardona, una sede leggermente sovradimensionata per un giovane consigliere d’ambasciata. Tunisi è stata sempre una sede di particolare delicatezza per le strette relazioni politiche ed economiche con quel Paese, rese ora ancora più forti dalla comune gestione della crisi dei migranti. A Tunisi sarebbe andato con piacere anche Carlo Formosa, già direttore per l’internazionalizzazione del Sistema Paese e, da poche settimane, capo delle relazioni internazionali di Leonardo Finmeccanica, in pratica il ministro degli Esteri del nuovo ad, Alessandro Profumo.

Ricoperte con il “movimento” anche le tessere mancanti per i responsabili delle più grandi sedi all’estero sulle quali si erano accesi diversi “appetiti”. Scontata la designazione a Londra di Raffaele Trombetta (già ambasciatore a Brasilia, poi capo di gabinetto di Gentiloni e, infine, sherpa del G8) così come lo spostamento di Pasquale Terracciano da Londra a Mosca al posto di Cesare Ragaglini. Meno scontata la designazione di Teresa Castaldo che da Buenos Aires andrà a Parigi al posto di Giandomenico Magliano. A quel posto concorreva, infatti, con buone carte da giocare anche Luca Giansanti, attuale direttore degli Affari politici e della sicurezza del ministero.

Escluso dalla corsa verso Parigi, Giansanti si prepara ora a candidarsi ad incarichi ancora più prestigiosi come quello di capo della Rappresentanza presso le Nazioni Unite dove, fino a fine anno, rimarrà Sebastiano Cardi anche per gestire la presenza dell’Italia come membro non permanente nel Consiglio di sicurezza del Palazzo di vetro. Al posto di Cardi da mesi guarda con particolare attenzione il consigliere diplomatico del presidente del Consiglio, Mariangela Zappia tanto da convincere un altro pretendente per quel posto, Terracciano, a “ripiegare” su Mosca. La Zappia da aprile può contare anche sulla nomina ad ambasciatore di grado. Ma è ambasciatore di rango anche l’attuale capo di gabinetto di Alfano, Gian Lorenzo Cornado che già pensa a come capitalizzare il lavoro fatto per Alfano garantendosi una sede per i prossimi quattro anni in vista di una situazione politica dalle mille incognite.

Baghdad: dopo soli due anni Canelos rientra in Italia

Resta infine poco chiaro l’avvicendamento a dicembre dell’ambasciatore a Baghdad Marco Carnelos dopo solo due anni di permanenza in Iraq e proprio mentre a Mosul l’Isis sta cedendo definitivamente anche grazie al contributo di oltre 400 militari italiani attestati sulla vicina diga. L’interessato smentisce ogni mistero e ricorda che nelle zone di guerra la permanenza normale è di due anni, non di quattro. Quanto al fatto che Carnelos (a differenza dei suoi predecessori) non si sia visto subito premiato con una nuova sede meno rischiosa ciò si deve solo al fatto che al momento non erano disponibili sedi di un qualche interesse per Carnelos. Resta il fatto che di questo (e tanto altro) si parlerà alla Farnesina il 25 luglio per la conferenza annuale degli ambasciatori dove dovrebbe partecipare anche il premier ed ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.