CLEMENS (IFO MONACO): GLI EUROBOND? PER ITALIA “BOT DELLA LIBERTA’”

Il Panel che l’ambasciatore tedesco a Roma, Susanne Wasum-Rainer ha organizzato a Villa Almone nella serata di ieri sul futuro dell’Unione economica e monetaria euopea è andato dritto al punto. Come possono “riconciliarsi” le posizioni dei Paesi del Nord, Germania in testa, gelosi custodi della disciplina fiscale del Patto di stabilità e crescita con le richieste di maggiore flessibilità da parte del Club Med (Italia, Grecia, Spagna e Portogallo).

Il presidente dell’Istituto per la ricerca economica Ifo di Monaco professor Clemens Fuest ne ha discusso con il direttore del centro Studi di Confindustria, Luca Paolazzi con la moderazione di Birgit Schonau della Zeit. Fuest ha cercato di rispondere alle principali domande oggi sul tappeto:1)la crisi dell’Eurozona è veramente passata? 2)Le sfide delle divergenze e la “questione italiana”; 3)come riformare l’Eurozona.

Fuest ha riconosciuto sulla base dei dati del Fondo monetario che la crescita dell’Italia sta migliorando anche se occorre aumentare le tasse e ridurre le spese. Ma il vero problema della ”questione italiana” secondo il presidente di Ifo è la dinamica della produttività industriale che nel nostro Paese è stata sostanzialmente in linea con Francia, Germania e Regno Unito fino al ’92 quando l’Italia, tra le nazioni leader nel manifatturiero, si è staccata dai principali concorrenti.

La mancata crescita sta condizionando anche una soluzione concreta per l’alto livello del debito pregresso del nostro Paese che mal si concilia però con il grande benessere del risparmio privato e la presenza massiccia di proprietà immobiliari e diffonde la sensazione che l’Italia voglia solo stabilizzare il debito e distribuirlo tra gli altri Stati Ue. Elemento, quest’ultimo, richiamato nel dibattito dall’ex premier Mario Monti che ha riferito un commento della stessa cancelliera Merkel: “Con questa ricchezza privata e questo alto tenore di vita – disse il cancelliere – come è possibile che l’Italia non risolva da sola i suoi problemi?”.

Tema che riporta al dibattito sulla patrimoniale anche se, ha ricordato Monti, “è bene ricordare che l’Italia non ha mai chiesto aiuti a nessuno come hanno fatto invece Grecia, Irlanda, Portogallo e, per la parte bancaria, la Spagna. Forse non è una nostra virtù ma gli italiani hanno dissipato meno di quanto appaia all’esterno”.

E’ cresciuta, nel frattempo, secondo Fuest, la sensazione che le regole del Patto si potevano violare senza grosse conseguenze ma “la Ue non è un mercato di Natale che offre solo vantaggi economici, non è un Babbo Natale e dobbiamo fare attenzione a non aspettarci troppo dall’Unione europea”.

Nasce da qui la proposta di Fuest di introdurre degli Eurobond non solo di scopo ma una sorta di “accountability bonds” con tassi differenziati per responsabilizzare i Paesi più indebitati anche solo per una parte minima dello stock del debito (1% del 135%). Non proprio “sunder Bot”, i Bot del peccatore come aveva immaginato certa stampa tedesca e neppure “Self flagelation Bonds” come ha provocatoriamente commentato Monti ma veri e propri “Bot di libertà” per segnalare il problema e avviarlo a una possibile soluzione.