MOSTRA CINEMA VENEZIA: IL FUTURO AL LAZZARETTO VECCHIO

C’è stato un momento – ha ricordato il presidente della Biennale Paolo Baratta nella conferenza di apertura di Venezia 74 – in cui gli artisti hanno capito che le tele sul cavalletto, i colori a olio e i pennelli non bastavano più ad esprimere le loro emozioni e la loro creatività e hanno aperto le porte a un mondo dove c’è anche la fotografia, le installazioni, la video arte e così via. Così per il cinema il “flat movie” lo schermo bianco da una parte e gli spettatori seduti nel buio dall’altra lentamente potrebbe cedere il terreno a nuove forme di fruizione in cui gli spettatori sono “dentro” i film e anzi interagiscono diventando parte del processo creativo.

Certo è ancora presto, come ha ricordato questa mattina in una conferenza stampa il direttore della Mostra, Alberto Barbera, perché queste nuove opere possano rientrare a pieno titolo tra i film in concorso a Venezia. Ma che quello sia il futuro sul quale scommettere non vi sono dubbi di sorta. Così, a poche centinaia di metri dalla cittadella del cinema del Lido dall’Excelsior e dal Casino’ a un centinaio di metri dalla sponda lagunare del Lido, nei due ettari dell’isola del Lazzaretto vecchio, già magazzino di stoccaggio per le merci della Serenissima che il Polo museale di Venezia ha restaurato e offerto per operazioni culturali e mostre Baratta e Barbera hanno ricreato un microcosmo di sperimentazioni che si sposano al meglio proprio quest’anno in cui cade anche la Biennale delle Arti Visive.

L’hanno chiamata, e non a torto, “isola delle meraviglie virtuali”. In tre sezioni, teatro virtuale con 55 sedili attrezzati, installazioni e stand up vengono proiettate con speciali visori e joy stick interattivi ventidue titoli che concorrono al Venice Virtual Reality (premiazione prevista il 5 settembre. Nonostante non sia un luogo per grandi numeri in due giorni, ha annunciato oggi Baratta, sono stati ben 1200 gli accrreditati che hanno assistito a proiezioni di opere di Venice Virtual Reality.

Ce n’è per tutti i gusti. Dai voli onirici tra parole musiche e architetture da vertigine della “camera insabbiata” di Laurie Anderson e Hsin-Chien Huang alla favola sottomarina di “Arden’s wake expanded” di Eugene YkChung al docufilm sul riscaldamento globale in cui ci si trova a passeggiare sul ghiaccio della Gorenlandia insieme ai ricercatori e climatologi a “Bloodless” di Gina Kim sullo squallore della prostituzione coreana legata alle basi militari Usa fino alle sperimentazioni di “Gomorra” di Enrico Rosati con Marco D’Amore dove lo spettatore diventa un abitante delle vele di Scampia partecipa alle fughe e alle sparatorie.

“Nella realtà virtuale – ha spiegato Baratta – siamo fagocitati dallo schermo, non solo scompare il pubblico ma diventiamo parte dell’opera. Tutto questo è sconcertante. E allora una Mostra di Arte cinematografica mette il pugno sul tavolo per dire, me ne approprio subito perché questa tecnica non deve scappare dall’alveo dell’arte cinematografia. Io mi faccio testimone della qualità perché questo non deve sfuggire e mettersi al servizio del commercio per cose mediocri e qualche volta, se vogliamo, volgari. Nell’epoca degli I-phone e dei ragazzini che abbassano lo sguardo quando sono a tavola con i genitori e gli amici perché sotto il tavolo tra le gambe maneggiano un oggetto misterioso che li distrae e li aliena dal mondo, noi vogliamo essere in un luogo in cui tutti gli schermi siano usati perché il mondo parli di sé. Per contribuire al dialogo e non al solipsismo e all’autoreferenzialità. Perchè l’arte è parlare della condizione umana”.

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stata il primo festival al mondo a manifestare interesse per la Virtual Reality e la Biennale ha sostenuto gli autori che fanno propria questa lanciando nello scorso gennaio la prima edizione di Biennale College Cinema – Virtual Reality, per selezionare nove squadre formate da un regista e da un produttore per sviluppare progetti in VR che dureranno tra i 10 e 20 minuti, sostenendoli nel processo creativo, nella produzione, nella ricerca dei finanziamenti. I nove progetti scelti per questa prima edizione (regista/produttore) sono:

  • Chromatica (Flavio Costa, Italia / Laura Catalano, Italia)
  • Dinner Party (Angel Soto, Portorico / Charlotte Stoudt, Stati Uniti)
  • Ice Cave (Maja Friis, Danimarca / Sara Namer, Danimarca)
  • Dilemma (Camille Duvelleroy, Francia / Laurent Duret, Francia)
  • Matryoshka Mon Amore (Nir Saar, Israele / Kevin Molloy, Gran Bretagna)
  • Spomenik (Ivan Knezevic, Serbia / Mirko Topalski, Serbia)
  • The Warship (Erika del Mundo, Filippine / Jack Weinstein, Stati Uniti)
  • The Little Black Pawn (Quentin de Cagny, Francia / Francois Bouille, Francia)
  • The Neighbour (Romero Rudolf Borgar, Olanda / Esther Rots, Olanda)